Cronaca

International day Against Homophobia, Transphobia and Biphobia

Nazionalmente ed internazionalmente riconosciuta il 17 di maggio la giornata mondiale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia...

Barbara Cossi Maggio · 6 min. per leggerlo
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Nazionalmente ed internazionalmente riconosciuta il 17 di maggio la giornata mondiale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia, viene celebrata in 130 paesi. Fu istituita per la prima volta nel 2004 dopo 14 anni rispetto all'abolizione nel 1990 dell'omosessualità dalle malattie mentali pubblicata dall'organizzaione mondiale della sanità. L'unione europea si è ufficialmente schierata con la comunità LGBT quando, nel 2007, le autorità polacche hanno dichiarato pubblicamente accetabili comportamenti discriminatori verso le coppie omosessuali. Nel 2009 la giornata mondiale prende una piega più sottile concentrandosi maggiormente alla tutela delle persone transgender che hanno subito e tuttora subiscono la maggior parte delle violenze. Nel 2015 venne così introdotta anche la bifobia negli obbietivi della campagna di sensibilizzazione. La maggior parte degli stati del consiglio europeo ha così condannato le discriminazioni basate sull'orientamento di genere, ma la verità è differente. Nonostante siamo prossimi all'applicazione della legge DDL ZAN, ferma in senato da mesi a causa della maggioranza di centro destra che ha più volte rifiutato la proposta, i problemi che affligono giornalmente le persone facenti parte della comunità LGBT sono parecchie. Basta infatti una breve ricerca in internet per trovare titoli di articoli spaventosi come "Inseguita e picchiata dal branco perchè transessuale" oppure "Ragazzo picchiato perchè difendeva due trans" o ancora "Uccisa perchè amava un ragazzo trans". L'ultima è il caso di Maria Paola che si è vista rapire la vita 2 volte, la prima quando è stata speronata e mandata fuori strada, la seconda quando è stata uccisa perchè amava una donna transessuale (ftm). "L'odio verso i transgender uccide" aggiunge così sconvolto Vladimir Luxuria sollecitando ed evidenziando la necesità della legge contro l'omofobia. Anche nella nostra Valle Camonica avvengono casi di violenza nei confronti di persone che si dimostrano per quello che sono ma fortunatamente qualcuno ha il coraggio di parlare, di mostrarsi per quello che è senza vergognarsene o nascondersi. È il caso di una ragazza (Lorenzo Signorini) che con piacere ha deciso di rispondere a qualche domanda che gli è stata posta riguardo alla sua situazione personale per portarci delle informazioni dirette, più vere:



Quando hai realizzato che qualcosa nel tuo dimostrarti eterosessuale era una convenzione sociale per evitare le discriminazioni altrui?



In così pochi anni della mia vita che ho trascorso, fin da piccola mi sono sempre chiesta se era possibile fare quel che volevo, per esempio giocare con le bambole anche quando tutti i miei compagni giocavano a pallone, e avevo paura di essere sgridata; poi crescendo ho capito che siamo tutti omologati fin dall’infanzia e veniamo costretti a crescere secondo i canoni che la società impone e ho capito di fingere che mi piacessero le ragazze per molti anni a partire dalla quinta elementare, quando dentro sapevo che ero diversa e non avevo quei gusti.



Cosa ne pensi della giornata mondiale contro la violenza verso la comunità LGBT?



È molto importante ancora oggi farsi sentire ed urlare a gran voce: “NOI CI SIAMO È NON POTETE SOTTOMETTERCI!”. Perché anche se nel 2021 io speravo che il mondo fosse migliore c’è ancora tantissimo lavoro da fare per dimostrare l’uguaglianza dei diritti e far conoscere a tutti le orribili discriminazioni e violenze che molti della comunità subiscono.



Cosa andrebbe chiarito con coloro che hanno praticato violenze contro persone che non hanno avuto paura di dimostrarsi per quello che sono?



É un oscenità che omosessuali repressi possano diventare omofobi per paura che se vengono scoperti la loro vita finisca lì. Questo concetto di “tumore radicato” in molte persone ancora oggi è un chiaro segno che molti purtroppo vivono da schiavi in una società in cui pensano di venire subito attaccati.



Quando ne hai parlato la prima volta con qualcuno? Con chi? Ti spaventava l’idea di non essere accettata?



La prima volta per me è stato metaforicamente come buttarmi da un dirupo non sapendo dove sarei atterrata: ho avuto ansia e timore ma il mio desiderio di togliermi questo peso e sentirmi libera era molto più grande. Dopo una settimana trascorsa dall’averlo detto ai miei famigliari e ai miei amici è cambiato tutto in meglio e, nonostante la lotta che affronto ogni giorno, mi sento accettata.





Ti senti a tuo agio a parlare con qualcuno che fa parte della comunità LGBT di ciò che hai passato prima di essere liberamente quello che sei ora, oppure ti è indifferente?



Assolutanente favorevole a questo genere di discorso, perché lo scopo è sensibilizzare tutti, come faccio io perché mi sento a mio agio . Essere un pilastro Queer arcobaleno tutti i giorni mi fa sentire bene perché mette in evidenza questa tematica anche con piccoli gesti: sia le cose belle che le cose brutte vanno condivise per non cadere nell’indifferenza.



Cosa si prova sulla pelle quando si è discriminati per qualcosa che non si è scelto? Si può ancora subire violenze e discriminazioni perché si è nati in un certo modo? Sembra a volte di essere rimasti nel 1939 e invece questa è la nostra realtà, dove ancora una volta ci si nasconde, si sfugge da una società malata, pronta a soffocare la libertà personale.
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